Le conclusioni del giro d’Ichnusa

by / 0 Comments / 494 View / 1 giugno 2015

Cosa ricordare della Round Sardinia Race? Cosa rimarrà stampato nella memoria dei concorrenti?

Tante cose. Tante storie da raccontare. Difficile fare una selezione tra gli aneddoti della regata che abbiamo visto in mare, sentito sui pontili e ascoltato dopo qualche giro d’Ichnusa (la birra). Dalle difficoltà annunciate del percorso ampiamente confermate sull’acqua, all’epilogo del caso Illumia.

Di tutto e di più

In estrema sintesi, abbiamo trovato quello che cercavamo. E cioè più che il Mar di Sardegna, l’Oceano d’Ichnusa scendendo da Nord a Sud il regno del Maestro, questa costa occidentale alta, selvaggia, di una bellezza unica. Chi ha fatto questa regata ha incontrato tutte le condizioni di mare e di vento, proprio quello che cercavamo. Come avevamo detto per la Cap Cagliari, la Round Sardinia Race è stata una regata non solo qualificativa sul piano burocratico ma sopratutto dal punto di vista qualitativo.

Poppa e reaching in un Maestrale de media intensità in partenza, ariette, bonaccia, brezza, Libeccio di bolina, poi il ritorno del Maestro, ancora più forte, più potente e con mare formato. Quattro a cinque metri di onda, al lasco per finire in bellezza il percorso. Sono momenti di magia pura, certo, ma sbagliare è vietato. In queste condizioni, a bordo dei Mini stare al timone diventa pilotare una sorta di windsurf, è una planata continua. Il gioco consiste a trovare la rotta giusta in un catena di monti liquidi. ”Orzi nel cavo dell’onda poi poggi per surfare questa onda, poi quest’altra e quest’altra ancora, e così via segui una traiettoria che ti disegni mentalmente”, raccontava Zambelli già salpato da Cagliari per trasferire la barca verso Genova in solitario. Detto in un altro modo da Andrea Iacopini, ”Quando è così il Mini somiglia a questi sassolini tondi che i bambini fanno rimbalzare sull’acqua.” Momenti che richiedono la massima concentrazione: ”A bordo di Sideral facevamo turni di 45 minuti al timone”, precisa Andrea Fornaro.

mappa finale

Il giro di Sardegna in 4. 5 giorni (è grande Ichnusa, non entra tutta in uno screenshot verticale). La cartografia è da vedere qui

Bello tutto il giro dall’inizio alla fine. Bello averlo fatto quel periplo. Tra due botte di Maestrale non era per nulla scontato in partenza. Però sono queste ultime 24 ore, queste ultime miglia che rimarranno impresse. Quando lontano da tutti gli sguardi, invisibili dagli smartphone e dai teleobiettivi dei fotografi, quando le barchine sono soltanto puntini colorati sulla cartografia del tracking, la coppia di homo sapiens che sta a bordo del barchino ha dato il meglio di sé.

Più che altro la regata ha permesso a coloro che sognano o si preparano alla Mini Transat di navigare in condizioni molto simili a quelle che potrebbero incontrare durante la Transat, in Biscaglia, lungo la costa della Galizia e del Portogallo o addirittura negli Alisei quando tirano fuori i muscoli. Per rispondere agli auguri che Sailing Sardinia e il fotografo Roberto Marci avevano fatto alla flotta: ”Che il Maestrale sia con voi!” Così è stato. Tante grazie. Alla prossima.

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Illumia e Sideral in partenza

Il match Illumia vs Sideral interrotto per un equivoco

Arriviamo subito all’unico punto negativo della regata. L’equivoco che ha provocato il DNF di Illumia che, in buona fede, ha saltato l’ultimo cancello ai Cavoli dando per buono quello che si era detto nel briefing ufficiale pre-regata: in caso di Maestrale dichiarato la flotta sarebbe andata direttamente a Cagliari senza passare il cancello numero 7, quello dei Cavoli. Intenzione confermata dalla barca appoggio Grampus durante l”ultimo collegamento con Michele via VHF nelle Bocche di Bonifacio. Il comitato di regata non l’ha pensato nello stesso modo e ha mantenuto il percorso originale, scelta giustificata così da Giovanni Spanedda, direttore del CDR: ”Non è vero che il passaggio ai Cavoli è proibitivo con Maestrale, lo è con Libeccio”.

Posizione rigorosa, discutibile, ma non è questo il punto. Il vero problema è un altro: aver risposto con ritardo alle sollecitazioni di Paolo Vianson, comandante del Grampus, barca appoggio che ha tre missioni fondamentali (assistenza ai concorrenti in caso di problema, assicurare le vacation con in concorrenti due volte al giorno via VHF e fare da ponte tra il comitato di regata e i concorrenti). A bordo del Grampus, volevamo dare una risposta ai ragazzi che chiedevano – tutti, compreso Zambelli – se questa decisione era stata presa oppure no. Vianson ha spiegato a terra che, dovendo aspettare il gruppo inseguitore in prossimità delle Bocche, questa era l’ultima occasione di comunicare con loro visto che i primi sarebbero stati ben presto irragiungibili. La risposta è arrivata ma troppo tardi: ”non si cambia percorso”. Da lì la ”stecca”, l’equivoco e, come conseguenza, la scelta ragionata da parte di Michele Zambelli di andare direttamente a tagliare la linea sotto Capo Sant’Elia, mentre Sideral che non era a corrente di nulla non si è fatto tante domande e ha effettuato regolarmente il percorso. E così siamo stati privati del gran finale di un bellissimo duello iniziato sin dalla partenza tra il prototipo Illumia e il serie Sideral. Un vero peccato: la regata, l’ultima della stagione, Illumia, Micky e Gaetano meritavano altro.

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Andrea Fornaro e Oliver Bravo de Laguna a bordo di Sideral

Sideral, Andrea Fornaro e Oliver Bravo de Laguna. Vincitore overall, 1mo tra le barche di serie.

In questo match, diciamolo pure, non sappiamo con certezza se Illumia è stato meno brillante del solito o se è Sideral ha superato un altro step in fatto di velocità e lucidità tattica. Forse tutte due le cose. Andiamo per la seconda, sottolineando come abbiamo già fatto durante la cronaca la grande performance complessiva del trio composto da Andrea Fornaro (skipper), Oliver Bravo de Laguna (co-skipper) e Sideral, valoroso Argo 650 di serie. Almeno tre i momenti chiave nella regata di Fornaro.

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Tre pezzi di stecca randa e una buona legatura, la riparazione ha tenuto tutta la regata nonostante le sollecitazioni

Il primo quando alla prima vacation delle 19 ci annuncia che hanno rotto la barra di collegamento del timone. Anche la riparazione è un lavoro di squadra: Andrea trova l’idea di sacrificare una stecca di ricambio per la randa tagliata in tre pezzi, Oliver si occupa della legatura. E si riparte.

Secondo momento: il cucchiaio al largo del Golfo di Orosei la prima notte. ”A volte penso che c’è qualche divinità che ti dice, ecco uno scarso per te, fanne quello che vuoi.” ci raccontava Fornaro a Cagliari. A bordo di Sideral hanno fatto quello che si doveva fare secondo la strategia elaborata a tavolino prima della partenza: hanno seguito il vento allontanandosi dalla costa come volevano, poi hanno virato per andare a incassare l’investimento. Da manuale.

Terzo momento: il resto della regata, nella bonaccia come nel ventone finale, hanno tirato come dannati commettendo pochissimi errori.

Unico neo: la mancanza di comunicazione al VHF, problema già uscito fuori nella prova precedente che non è stato risolto. Per questo motivo, la giuria ha deciso di dare a Sideral un’ora di penalità più simbolica che altro. Leggere il racconto della regata sul sito di Andrea Fornaro.

Qui l’intervista video ad Andrea Fornaro.

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Quelli della Tortuga hanno salutato così l’ultima regata della stagione con inchino sul traguardo

Tortuga, Andrea Iacopini e Tommaso Stella, 2do overall e tra le barche di serie

La Tortuga ha iniziato a soffrire appena calato il vento la prima notte. Gran parte della regata, Andrea e Tommy corrono dietro Volponi Legnami. Al passaggio dell’Asinara, recuperano un po’ ma l’attacco vero arriva dopo, quando il Maestrale soffia al suo massimo al largo della costa occidentale. Primo colpo di spi, poi lo ammainano, tirano un bordo un po’ più stretto verso il largo… Per ridare spi qualche tempo dopo con un angolo migliore verso l’isola del Toro. Si sa che il Pogo 2 è una barca da poppa e da ventone, bisogna però saper sfruttare quel vantaggio, ovvero aver pelo sullo stomaco e l’esperienza per manovrare uno spi in queste condizioni senza fare danni.

Il duello tra Tortuga e Volponi stava per riaccendersi dopo l’ultimo passaggio ai Cavoli, quando Andrea e Tommaso a bordo di Tortuga si sono dimenticati di virare per marcare l’avversario nel bordeggio finale, sono andati a virare quasi sulla layline mentre il vento calava al centro del Golfo e gli inseguitori avevano scelto di rimanere sotto costa. I Volponi sembravano in grado di recuperare a un certo punto, però sono caduti in una piatta…

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Volponi Legnami a Capo Carbonara

Volponi Legnami, Riccardo Cao e Carlo Magiongù, 3zo overall e tra le barche di serie

Se uno dei punti di forza del P2 è la poppa con ventone, i Ginto come Volponi Legnami invece sono più performante nelle ariette, dice la vulgate minista. Si è verificato dal secondo giorno fino all’Asinara. Ma anche qui, le polari cioè le velocità teoriche della barca sono soltanto un pezzetto del puzzle. C’è la teoria e la pratica. I “Volponi” hanno giocato sin dalla partenza navigando diversamente grazie anche al local knowledge come dicono gli anglosassoni. Carlo Marongiu conosce il Golfo di Cagliari come le sue tasche per averci disputato tante regate su J24 o Melges 24. Dunque i primi a strambare dopo la partenza sono proprio loro, i ”Volponi”, per andare a prendere un buono in costa. Se non si fosse rotto l’attacco della volante avrebbero passato i Cavoli in prima posizione. Riparazione lampo, cioè salire in testa d’albero (esempio tipo dell’operazione molto più facile da scrivere che da fare) e si riparte. Hanno avuto un corto circuito e un inizio d’incendio a bordo. Insomma, come giustamente dicono nel racconto della regata, hanno pagato caro la mancanza di preparazione. Ma ne è valsa la pena: come già avevamo sottolineato hanno partecipato in prima persona alla creazione e all’organizzazione dell’evento come un tale Bob Salmon (ideatore della Mini Transat nel lontano 1977). Bravi e grazie. Facciamo nostra la conclusione del diario di bordo di Volponi Legnami: ”Indimenticabile”.

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Golden Apple prima di Capo Comino il secondo giorno. La Round Sardinia è stata una grande esperienza per Luca Cortazzo, terzo armatore italiano del P2 Golden Apple (dopo Luca Tosi e Alberto Bona)

Golden Apple, Luca Cortazzo e Stefano Paltrinieri, 4to overall e tra le barche di serie

Dopo la Transtyrrenium dell’anno scorso che aveva disputato con Alberto Bona precedente armatore del P2 507 Golden Apple, Luca Cortazzo conclude un’altra regata lunga con un’altro pezzo da novanta della Classe Mini Italiana, questa volta Stefano Paltrinieri, memoria storica della classe e non solo. Dopo l’amara esperienza dell’Arci 650, ha tenuto a fare il trasferimento fino a Cagliari e di sicuro non lo rimpiange. Luca secondo il Paltri: ”E’ bravo, organizzato, preciso, ordinato e consapevole che la strada è ancora lunga.” Il Paltri secondo Luca: ”E’ una roccia.” Ma questo lo sapevamo già.

 

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Peter Punk è salpato da Cagliari, trasferimento per Barcellona

Peter Punk, Pilar Pasanau e Kiku Carbonell, 5to overall e primo tra i prototipi.

Quando si dice che non si deve mollare mai… Guardate Pilar, la incrociamo dal Grampus sotto Tavolara, ci spiega che ha rotto il sistema di movimentazione del bompresso e prosegue così. Lei e il suo co-skipper catalano continuano a vele bianche e vedono passare tutto il gruppo inseguitore. Alla fine dopo il ritiro di Banzai (manovella del winch cascata in acqua e perdita della drizza randa), il DNF di Illumia, Peter Punk chiude quinta overall, primo classificato tra i prototipi.

 Marineria Italiana, Edoardo Cavallo e Adriano Cucci, ultimo classificato

Ancora ultimi ma saranno i primi secondo Fabio Colivicchi di Saily presente per la partenza ma non all’arrivo. I ”novizi” sono arrivati con la maglietta regalata dai ragazzi di AMareImpari, felici di aver fatto il giro anche loro.

”Sti Cavoli”, tanti saluti e ringraziamenti di cuore

Prima di chiudere, una precisazione tornando al DNF di Illumia, prima vittima della defaillance organizzativa. Tranquilli: lo spirito Mini rimane vivo più che mai. Già ”l’esprit Mini” e cioè una miscela di umorismo con una buona dose di auto-derisione, due dita di impertinenza, tanta solidarietà e sportività (come giustamente sottolineato da Sailing Sardinia), un’immensa voglia di navigare e un pizzico di poesia. La performance di Fornaro, Michele e Gaetano sono stati i primi a salutarla durante la regata stessa e al traguardo. Per quanto riguarda la poesia rimandiamo all’ultimo post di Zambelli nel blog del quotidiano La Stampa dove Michele torna sull’accaduto.

Qui l’intervista video a Michele Zambelli e Gaetano Mura.

Aggiungiamo noi: il CDR ha deciso per un DNF piuttosto che un DSQ, un RAF (Retired After Finish) o altro acronimo previsto dall’ISAF. Altrimenti non poteva andare, il regolamento è regolamento e va rispettato come tale. Ma in fondo, ‘sti Cavoli! L’importante è l’ultima frase di Zambelli, il suo saluto al mare: ”Viva all’enorme onda, che ti riporta allo stato di piccolo uomo”.

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Tanti saluti all’onda di Sardegna

La salutiamo anche noi, l’onda. Salutiamo Cagliari e ringraziamo la Canottieri Ichnusa per l’accoglienza. Ci siamo sentiti a casa, in famiglia.

Salutiamo la costa orientale, le Bocche, la costa occidentale e il Golfo. Tutta la Sardegna.

E salutiamo anche i lettori.